Salentix

Il Supereroe del Salento

Il Tesoro Nascosto di Castro

Salentix esplora le grotte marine di Castro

Era un venerdì di inizio estate quando Salentix ricevette una strana chiamata. Un pescatore di Castro, un piccolo borgo marino arroccato su una scogliera a picco sul mare, aveva avvistato delle luci misteriose provenire da una delle tante grotte marine che punteggiano quella costa frastagliata.

"Potrebbero essere solo turisti con le torce," pensò inizialmente Salentix, "ma meglio controllare." Castro, infatti, non era un luogo qualunque. L'antica Castrum Minervae era stata, secondo Virgilio, il primo approdo di Enea in Italia, e la zona era ricca di testimonianze archeologiche risalenti a varie epoche.

Volando basso sull'acqua cristallina, Salentix raggiunse la zona indicata dal pescatore. Si trattava di una piccola grotta, la cui entrata era quasi completamente sommersa, visibile solo durante la bassa marea. Aspettò che il sole calasse un po', per non essere facilmente avvistato, poi si immerse nell'acqua turchese.

L'ingresso della grotta era stretto, ma all'interno lo spazio si allargava in una caverna di notevoli dimensioni. Parte della grotta era sommersa, formando un piccolo lago sotterraneo, mentre un'altra parte emergeva, creando una sorta di spiaggia interna. Ed era proprio lì che Salentix vide le luci.

Tre uomini, equipaggiati con moderne attrezzature subacquee e potenti torce, stavano scavando nella parete rocciosa. Accanto a loro, già pronti per essere trasportati, c'erano alcuni oggetti che brillavano alla luce delle torce: monete antiche, piccole statue, gioielli.

"Tombaroli," mormorò Salentix tra sé. Cacciatori di tesori che saccheggiavano siti archeologici per rivendere i reperti sul mercato nero. Un crimine contro la storia e l'identità culturale del Salento.

Salentix si avvicinò silenziosamente, nascosto nell'ombra. Poteva sentire i loro discorsi.

"Questo deve essere il tesoro di cui parlava la pergamena," diceva uno di loro, un uomo alto con una cicatrice sul volto. "Secondo la leggenda, durante le incursioni saracene del IX secolo, gli abitanti di Castro nascosero i loro beni più preziosi in una grotta accessibile solo dal mare."

"E nessuno l'ha mai trovato in tutti questi secoli?" chiese un altro, più giovane, mentre esaminava una moneta d'oro.

"La pergamena era conservata in un archivio privato a Venezia," spiegò il terzo, un uomo con gli occhiali e l'aria da studioso. "L'ho scoperta durante una ricerca. Nessuno ne conosceva l'esistenza."

"Bene, ora questi tesori avranno una nuova casa... nelle collezioni private dei nostri clienti," ridacchiò l'uomo con la cicatrice.

Salentix ne aveva sentito abbastanza. Si illuminò di una luce dorata e si mostrò ai tre tombaroli.

"Temo che l'unica nuova casa che vedrete sarà una cella," disse con voce ferma.

I tre uomini sobbalzarono, sorpresi dall'improvvisa apparizione. "Salentix!" esclamò l'uomo con gli occhiali, riconoscendo immediatamente il supereroe del Salento.

"Esatto. E voi state rubando la storia di questa terra."

L'uomo con la cicatrice reagì rapidamente, afferrando un coltello subacqueo. "Non immischiarti, supereroe. Questi tesori sono rimasti nascosti per secoli. Nessuno ne sentirà la mancanza."

"Ti sbagli," rispose Salentix. "Ogni reperto che portate via è un pezzo di memoria collettiva che viene strappato alla comunità. Questi oggetti non raccontano solo una storia di ricchezza, ma di persone, di vita quotidiana, di paure, speranze, credenze."

Mentre parlava, Salentix notò che il più giovane dei tre sembrava esitante, quasi pentito. Gli altri due, invece, si preparavano allo scontro.

"Abbiamo un compratore disposto a pagare milioni per questi reperti," disse l'uomo con gli occhiali. "Non rinunceremo a questa opportunità."

"E io non rinuncerò a proteggere il patrimonio culturale del Salento," replicò Salentix.

Lo scontro fu breve ma intenso. L'uomo con la cicatrice tentò di colpire Salentix con il coltello, ma il supereroe era troppo veloce. Con un movimento fluido, disarmò l'aggressore e lo immobilizzò. L'uomo con gli occhiali cercò di fuggire con alcuni reperti, ma Salentix creò una barriera luminosa che gli bloccò la via di fuga. Il più giovane, invece, si arrese immediatamente.

"Mi dispiace," disse, con le lacrime agli occhi. "Non sapevo che sarebbe stato così... Mi avevano detto che era una semplice esplorazione archeologica."

Salentix contattò le autorità, che arrivarono rapidamente con una motovedetta della Guardia Costiera. I tre tombaroli furono arrestati e i reperti sequestrati per essere studiati e poi esposti nel museo locale.

Nei giorni successivi, un team di archeologi, guidati dalla soprintendenza ai beni culturali, iniziò uno scavo sistematico nella grotta. Quello che emerse fu straordinario: non solo gioielli e monete, ma anche ceramiche, utensili, persino un piccolo altare dedicato a una divinità messapica. Un tesoro che raccontava secoli di storia, di commerci, di influenze culturali.

Un mese dopo, Salentix fu invitato all'inaugurazione di una nuova sezione del museo di Castro, dedicata proprio ai reperti della grotta. La sala era piena di visitatori, tra cui molti bambini delle scuole locali.

"Questi oggetti non sono solo belli da vedere," spiegò l'archeologa che guidava il tour. "Sono testimonianze di chi siamo, di da dove veniamo. Ogni moneta, ogni vaso, ogni gioiello racconta una storia, la nostra storia."

Salentix osservava in disparte, felice di vedere l'entusiasmo nei volti dei bambini mentre scoprivano il passato della loro terra. Fu allora che notò, tra la folla, il più giovane dei tre tombaroli. Non era in manette; evidentemente aveva patteggiato e ottenuto una pena alternativa.

Il giovane si avvicinò a Salentix. "Volevo ringraziarti," disse a bassa voce. "Mi hai fermato prima che commettessi un errore imperdonabile. Ora sto collaborando con gli archeologi, sto imparando a rispettare e valorizzare il patrimonio culturale invece di saccheggiarlo."

Salentix sorrise. "A volte, il tesoro più grande è la consapevolezza del valore di ciò che ci circonda."

Mentre volava via da Castro, Salentix rifletté su come la vera ricchezza del Salento non fosse l'oro o i gioielli nascosti nelle sue grotte, ma la stratificazione di culture, tradizioni, storie che ogni angolo di questa terra custodiva. E il suo compito, come supereroe, era assicurarsi che questa ricchezza rimanesse accessibile a tutti, presente e future generazioni, come un libro sempre aperto sulla meravigliosa avventura umana in questo lembo di terra tra due mari.

Pubblicato il 30/01/2026
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