Protegge il nostro territorio, la cultura e le tradizioni con il potere del sole e del mare!
Era un pomeriggio assolato di fine primavera, e Salentix volava sopra il piccolo paese di Tiggiano, nel basso Salento. Dall'alto, notò qualcosa di strano: le piazze e le strade erano insolitamente vuote di bambini. Niente risate, niente grida gioiose, niente giochi improvvisati negli spazi aperti.
Incuriosito, atterrò nella piazza principale, dove trovò solo un anziano seduto su una panchina all'ombra di un grande albero di carrubo.
"Buongiorno," salutò Salentix. "Mi sembra strano non vedere bambini che giocano in una giornata così bella."
L'anziano sospirò. "Eh, altri tempi, Salentix. Oggi i bambini stanno tutti chiusi in casa con i loro videogiochi e tablet. Le strade sono silenziose, le piazze deserte. Quando ero piccolo io, invece..."
E così l'uomo, che si presentò come zio Pippi, iniziò a raccontare dei giochi della sua infanzia: la piddhrara (la trottola), lu stacciu (il cerchio), le pampane (la campana), lu cuzziceddhu (il gioco delle noci), e tanti altri che si tramandavano di generazione in generazione e che ora rischiavano di essere dimenticati per sempre.
"Il problema non sono i videogiochi in sé," concluse zio Pippi. "È che i bambini di oggi non conoscono alternative. Non sanno quanta gioia, quanta socialità, quanta creatività ci sia nei giochi tradizionali."
Salentix rifletté sulle parole dell'anziano. Come supereroe del Salento, il suo compito non era solo proteggere il territorio dai pericoli fisici, ma anche preservare il patrimonio culturale, inclusi i giochi tradizionali che facevano parte dell'identità salentina.
"E se organizzassimo una giornata dei giochi tradizionali?" propose Salentix. "Un modo per far conoscere ai bambini di oggi i giochi di una volta?"
Gli occhi di zio Pippi si illuminarono. "Sarebbe meraviglioso! Ma come convinceremo i bambini a partecipare?"
"Lascia fare a me," sorrise Salentix.
Nei giorni successivi, Salentix volò di paese in paese, raccogliendo informazioni sui giochi tradizionali del Salento. Parlò con anziani che ricordavano le regole, cercò vecchi oggetti necessari per i giochi, e coinvolse le scuole locali nel progetto.
Il giovedì successivo, la piazza di Tiggiano era irriconoscibile. Erano stati allestiti diversi spazi, ognuno dedicato a un gioco tradizionale. C'erano anziani pronti a insegnare le regole, e Salentix stesso volava da una stazione all'altra, incoraggiando i bambini che, inizialmente timidi e scettici, si erano presentati più per curiosità di vedere il supereroe che per interesse nei giochi.
"Questo è lu sciorte," spiegava zio Pippi a un gruppo di bambini. "Si gioca con cinque piccole pietre. Dovete lanciarle in aria e poi acchiapparle sul dorso della mano. È un gioco di destrezza e concentrazione."
All'inizio, i bambini erano impacciati, abituati come erano ai comandi precisi e alla gratificazione immediata dei videogiochi. Ma poco a poco, sotto la guida paziente degli anziani, iniziarono a prendere confidenza con i giochi tradizionali.
Salentix si unì a un gruppo che stava imparando "la pampana", il gioco della campana. Disegnò con il gesso le caselle sul selciato e mostrò come saltare su un piede solo, spingendo una piccola pietra da una casella all'altra.
"Non è facile come sembra, vero?" disse a una bambina che aveva appena perso l'equilibrio. "Ma sai cosa? Ogni volta che ci provi, diventi un po' più brava. E la soddisfazione quando ci riesci è enorme!"
Man mano che il pomeriggio avanzava, la piazza si riempiva sempre più di risate e grida di gioia. I bambini passavano da un gioco all'altro, scoprendo il piacere della sfida, della competizione amichevole, della collaborazione.
Uno dei momenti più belli fu quando Salentix organizzò una partita di "la murra", un antico gioco di origine romana in cui i giocatori devono indovinare la somma delle dita mostrate. Era un gioco che richiedeva rapidità di riflessi e capacità di osservazione, e presto si formò un cerchio di bambini e adulti che si sfidavano tra risate e esclamazioni.
"Vedi?" disse zio Pippi a Salentix, indicando la piazza ora piena di vita. "Questi giochi non sono solo divertimento. Insegnano pazienza, strategia, rispetto delle regole, accettazione della sconfitta. Sono scuole di vita."
Salentix annuì. "E sono anche un modo per connettere le generazioni. Guarda come gli anziani e i bambini stanno interagendo, come si stanno scambiando esperienze e sorrisi."
Al tramonto, quando la giornata dei giochi tradizionali stava per concludersi, Salentix radunò tutti in centro alla piazza.
"Oggi abbiamo riscoperto i giochi dei nostri nonni," disse. "Giochi semplici ma ricchi di significato, che non richiedono tecnologia avanzata ma immaginazione, abilità e spirito di gruppo. Spero che questa giornata non rimanga un evento isolato, ma che diventi l'inizio di una nuova tradizione."
Propose quindi di creare un "Guardiano dei Giochi" in ogni paese, un anziano che avrebbe avuto il compito di insegnare i giochi tradizionali ai più giovani, magari un pomeriggio a settimana. E i bambini, entusiasti dell'esperienza vissuta, accolsero l'idea con gioia.
Nelle settimane successive, Salentix ebbe la soddisfazione di vedere le piazze dei paesi salentini tornare a riempirsi di bambini che giocavano ai giochi tradizionali. Non avevano abbandonato i loro dispositivi elettronici, ma avevano scoperto che c'era un mondo di divertimento anche fuori dallo schermo, un mondo fatto di movimento, di contatto umano, di sfide reali.
E mentre volava sopra Tiggiano un giovedì pomeriggio, vedendo la piazza animata dai giochi e dalle risate, Salentix sorrise pensando che, a volte, per andare avanti, bisogna saper guardare indietro, alle radici, alle tradizioni che hanno plasmato la nostra identità. Perché il vero progresso non sta nell'abbandonare il passato, ma nell'integrarlo con il presente, creando un futuro più ricco e consapevole.
Oggi è 30/01/2026